In Sicilia, si sa, ogni festa religiosa è accompagnata da un piatto tipico.
Quella di San Giuseppe, o festa del papà, è l’occasione buona per preparare le sfince, o sfincette o spinci, deliziosi bocconcini di pasta lievitata, fritta e ricoperta di zucchero semolato.
L’antica ricetta popolare è largamente diffusa in tutta la regione nella sua formulazione più semplice a base di farina, acqua, lievito, olio e sale.
Non mancano però le varianti più golose, elaborate a livello locale, o familiare, per soddisfare i palati più esigenti. Ed ecco che all’impasto tradizionale, che deve avere la consistenza di una pastella densa, vengono aggiunte le uova, le patate lesse o la ricotta, l’uvetta o la scorza di agrumi grattugiata, la vaniglia o la cannella…
In tutti i casi però si deve fare molta attenzione, perché il segreto della loro bontà sta nella cottura: una frittura a fiamma dolce capace di creare delle bolle d’aria all’interno della pasta immersa nell’olio bollente, e renderla soffice come una spugna
Si svela così l’origine del nome, che deriva dal latino spongia o dall’arabo isfang, in entrambi i casi, appunto, spugna.
Provate anche voi la ricetta di nonna Grazia
250 g farina 00
250 g semola rimacinata
600 ml di acqua tiepida
2 cucchiai zucchero
1 cucchiaino sale
scorza di 1 limone
una bustina di lievito di birra disidratato
2 cucchiai olio evo
olio per friggere
zucchero a velo
Il consiglio è di consumarle ancora tiepide o comunque entro qualche ora. Se dovessero avanzarne per il giorno dopo, scaldatele in un fornetto per pochi minuti. Torneranno così croccanti da non riuscire a resistere alla tentazione di finirle una dopo l’altra.
Buon appetito!
Mirella Salvaggio




