Agrigento conta circa 140 edicole votive nel suo centro storico.
Si tratta di nicchie ricavate nelle mura di palazzi o chiese per ospitare una statua o un’immagine religiosa.

In greco antico “aedes” indica un tempio. Aedicula sta quindi per piccolo tempio. Ed infatti il più delle volte ne ripete l’architettura presentandosi con timpano sorretto da due colonnine.

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Le edicole sono quasi sempre di proprietà privata, ma si rivolgono a tutti poiché  mirano ad indurre il passante ad un momento di preghiera.
Vengono realizzate dalla famiglia che  abita l’immobile, o da più famiglie dello stesso quartiere. I proprietari devono prendersene cura. Un compito non proprio  trascurabile quando i fiori erano solo naturali ed i lumini di cera. All’approssimarsi delle festività religiose poi occorreva adornarle anche esteriormente con tralci di foglie e frutti. Difatti è durante lo svolgersi di una processione che le edicole vivevano il loro momento forte. Diventavano punto obbligato di fermata. Richiedevano l’omaggio di una preghiera o di un canto. A Natale poi divenivano luogo privilegiato per la celebrazione della novena popolare cantata.
Nel nostro centro storico si susseguono ad ogni angolo. Tutte diverse. Ve ne sono in forma classica di tempietto, o rettangolari, ornate di fregi barocchi. Alcune di grande pregio artistico: come quella dell’Immacolata sul Palazzo Bentivegna. La maggior parte risalgono alla fine del  Settecento o all’Ottocento e sono dedicate alla Madonna. E ciò a conferma della vocazione mariana, femminile, della religiosità siciliana.
E poi ancora ve ne sono dedicate a Cristo e a San Giuseppe.
Sono tra gli ultimi segni di una religiosità antica, già precristiana, che per esprimersi necessita di gesti e attenzioni quotidiane.

Venite a scoprirle, insieme con le chiese, le facciate e i cortili di Girgenti, con una passeggiata nel nostro centro storico.

Sara Chiummo

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