Nel Dicembre del 2011 il Comune di Agrigento intitolava ai suoi concittadini Antonino e Pietro (padre e figlio) un belvedere-villetta sito al Viale della Vittoria di Agrigento come “Cultori delle vestigia di Akragas”.    

                             Targa Arancio        

Antonino Arancio nacque ad Agrigento nel Febbraio del 1888, figlio di Don Pietro Lauricella Arancio.

Fin da piccolo conobbe l’arte, il bello e la natura (come diceva lui). Lavorava insieme al padre nelle chiese in tutta la provincia di Agrigento, furono gli scultori Agrigentini dell’800.

Antonino finite le scuole elementari, avido di sapere, continuò a studiare. Nel 1915/18 partecipò alla prima guerra mondiale e fu ferito agli occhi. Nel 1924 fu assunto dalla Banca d’Italia di Agrigento, ma scalpitava non era un lavoro adatto a lui, finché nel 1925 l’Ispettore Onorario Sinatra se lo portò alla Soprintendenza e da lì, la sua passione per l’Arte esplose in tutta la sua potenza. Incontrò Hardcastle e un giovane archeologo, Pirro Marconi, e insieme fecero vari scavi partecipando attivamente a quelli di Himera e Gela. I suoi amici raccontavano che quando il piccone restituiva alla luce del sole un vaso o anche un piccolo coccio, era felicissimo, il più felice di tutti.

Antonino studiava di notte istruendosi anche nelle lingue straniere, conosceva benissimo il Francese-Inglese-Tedesco ed il Greco antico. Il turismo d’élite di quel tempo lo soprannominava “Il sacerdote pagano”.

Ebbe tanti figli ad alcuni di loro diede i nomi di Ulisse, Penelope, Esseneto. Ritiratosi in pensione era rimasto lì, fra i suoi Templi, i suoi Mosaici, si intratteneva cordialmente con i turisti e illustrava loro la storia di ogni monumento. Fra una visita e l’altra si dedicava alla stesura dei suoi volumetti semplici ma completi e questi suoi studi gli procurarono una certa reputazione, tant’ è che molte pubblicazioni riportano le sue opinioni. Nel 1965 fu insignito della medaglia d’oro al merito turistico. Fra le sue opere: La tecnica di costruzione dei Templi Agrigentini; Il Tempio di Giove Olimpico; La guida di Agrigento. Parlano di Antonino Arancio: Pirro Marconi in Agrigento 1929, il Giornalista Scrittore Guido Piovene in Viaggio in Sicilia, M. La Loggia in Agrigentini Illustri.

 

PIETRO ARANCIO

 

Pietro Arancio nacque ad Agrigento nel Dicembre del 1914 figlio di Antonino.

Pietro, Dirigente delle Ferrovie dello Stato, aveva due grandi passioni il calcio (Arbitro emerito) e l’archeologia. Sacrificò la carriera di Ferroviere rinunciando alla promozione di Capo compartimento alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella a Firenze per i suoi Templi.

Era nato in una casa vicino il Tempio di Giove. Fin da piccolo mostrava una sensibilità e intelligenza vivissima. Era anche ricco di memoria, a 11 anni conosceva già il Francese. Appassionato per l’arte, sin da piccolo ha seguito il padre Antonino e l’archeologo Pirro Marconi nelle fruttuose campagne di scavi archeologici finanziati anche da Hardcastle. I turisti di allora rimanevano affascinati da quel ragazzino, cantore delle meraviglie del passato, dotato di una splendida voce e di una dizione perfetta.

Della mitica Valle conosceva ogni angolo, cunicoli e misteri. Mostrava una profonda cultura e un amore appassionato per la sua terra. Uomo meraviglioso e autentico quando spiegava e illustrava il mondo antico nell’arte, negli usi, le piante, i fiori nella mitologia e nella scienza. Gli Accompagnatori e le Guide Turistiche lo ricordano con affetto e gli sono grati e riconoscenti per i suoi insegnamenti che sono stati importanti per la loro crescita professionale. Un trascinatore di folle così dicevano di lui.

 

Libro Arancio

 

Oltre a parlare il francese conosceva anche l’inglese e lo spagnolo. Scrisse Agrigento e la Valle dei Templi.

Nel giorno della sua morte, il carro funebre, per una sorta di privilegio, attraversò la via Sacra della Valle dei Templi e si fermò dinnanzi ai suoi Templi dorati che Pietro amò tanto e salutò per l’ultima volta. Diversi giornali soprattutto stranieri hanno scritto della sua dipartita. L’articolo di un giornale francese diceva “Pietro Arancio: “La Guida Romantica della Valle dei Templi di Agrigento ci ha lasciati un Monumento tra i Monumenti”.

 

Clorinda Arancio

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