“ Come ’l bue cicilian che mugghiò prima
col pianto di colui, e ciò fu dritto,
che l’avea temperato con sua lima,
mugghiava con la voce de l’afflitto,
sì che, con tutto che fosse di rame,
pur el pareva dal dolor trafitto; “
(Divina Commedia, Inferno, XXVII° canto)
Dante Alighieri, il Vate, il Padre della lingua italiana, sapeva senz’altro dell’esistenza di Akragas, l’antica Agrigento greca che un suo “collega” di quel remoto tempo, Pindaro, aveva definito “la più bella città dei mortali”.
E nel XXVII° canto dell’Inferno – in cui si parla di condottieri o politici che agirono slealmente – il grande Poeta fa cenno al personaggio – a metà fra Storia e leggenda – di Falaride, primo tiranno della antica città greca.
Sulla figura di Falaride vi sono più dubbi che certezze: non è certo infatti che sia davvero esistito e, se invece così fosse, il suo pare un nome straniero… Di questo despota reale o immaginario parla Giuseppe Picone, un intellettuale agrigentino del XIX° secolo, autore di un voluminoso libro di “memorie storiche” della città.

Proprio Picone riporta l’aneddoto cui si riferisce Dante: Perillo, un inventore (di Atene o di Akragas non si sa) presentò a Falaride una sua creazione originale: un toro di bronzo che il tiranno avrebbe potuto usare per punire i suoi nemici. Infatti, all’interno del ventre dell’animale poteva essere collocato un uomo; chiuso il ventre e acceso un fuoco sotto, i lamenti del poveretto si trasformavano in profondi e strazianti muggiti grazie ad un marchingegno che lo stesso Perillo aveva applicato alla gola del bovino.
Picone si rifà a diversi autori greci per riportare la sua storia, (Polibio, Diodoro, Timeo) ma nemmeno questi sono in accordo tra loro. Comunque pare che Falaride, per quanto carogna, inorridì di fronte a quella macchina infernale e vi fece
rinchiudere lo stesso inventore.

Toro di Falaride

 

Ecco a cosa allude il Padre Dante: chissà se lui era sicuro della verità di questo racconto o, come noi, amasse trovare, mescolati alla Storia con la S maiuscola, la Leggenda, il Mito, la Favola. Anche la Storia della nostra città, lascia spazio a miti e leggende, la Storia di Akragas le cui rovine sono ancora lì, nella Valle dei Templi, questo incantevole giardino archeologico dove l’Arte e la Natura si fondono in uno scenario di incomparabile Bellezza, come notò un altro straordinario Poeta, Wolfgang Goethe, che la visitò nell’aprile dell’anno 1787.
Rivivere l’emozione di quel Tempo, ripercorrerne appunto la Storia e i Miti, toccandone quasi con mano le testimonianze ancora “calde e viventi” adagiate nella Valle dei Templi, e farlo insieme ad una Guida esperta ed appassionata, è
un’esperienza che non ha prezzo!
CONTATTATECI: VI ASPETTIAMO.

 

Calogero Montalbano

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